INCONTRI IMPOSSIBILI due

 

Federico Garcia Lorca, il giglioArthur Rimbaud, il giglio

E' un cimitero, di notte. Una luna sbieca e pallida confonde le ombre, allunga a dismisura le braccia secolari degli alberi, si tuffa senza ritorno nelle pozzanghere, tra la terra smossa. Le foglie fanno rumore di torrente, di rovina, d'anime in pena: l'odore umido stilla lentamente fra i tronchi, i fili d'erba, i cancelli rugginosi.
Un giovane viene dal sentiero, in mano una vanga. E' un tombarolo e un ladro. E' un delinquente, uno spergiuro, un baro. Era altre cose ancora – studente, letterato, bevitore, figlio, amante, traditore. Adesso ha una vanga, e molto bisogno di denaro.
Il giovane libera con un gesto la fronte dai capelli – che sono folti e impazienti – e scava in una tomba fresca, cosparsa di rose scarlatte, sotto una croce di ferro battuto.
Mentre lui scava, il cimitero trattiene il fiato: solo il gufo ripete sette volte una sua domanda, che si propaga in cerchi d'alluminio sotto la luna.
Il giovane scava, frettoloso, i gesti secchi e maledizioni frantumate fra i denti, che sono cariati e scuri, e risaltano nel volto bianco come una goccia di pece su un giglio chiuso.
Di colpo, da una fossa accanto si alza qualcosa.
E' una sagoma d'uomo, impastata di terra: pallido sotto la pelle bruna e già disfatta, andaluso e vagamente glorioso, con un fiore di sangue alla tempia. Si drizza malamente, si muove a scatti, disabituato al fluire della vita.

"Chi sei, tu?" gli grida il giovane, stringendo la vanga.
"Federico" risponde l'uomo, la voce impastata di terra.
"Che vuoi da me?" la voce del giovane è un latrato.
"Da te? Niente" risponde Federico, una stanchezza lentissima fra le sillabe. Fa un cenno vago verso l'alto, verso il chiarore diffuso in cui si è sciolta la luna: "Lei, mi ha chiamato".
Il giovane storce la bocca: "La luna, gli alberi, le foglie… roba da femmine".
"Roba da poeti" dice Federico, una luce che riverbera dalla guancia lisa.
"Femmine" sillaba il ragazzo, il disprezzo come una serpe sulla bella bocca rossa.
"Tu ne hai mai conosciuti, poeti?": la voce di Federico è una lucertola viva, s'infila verde tra le foglie e il fango.
"Un poeta, una volta, m'ha sparato" dice il ragazzo, e fa frusciare la esse.
"Non t'ha ammazzato, però. Forse è morto lui". Federico parla con sicurezza, e il giovane non obietta nulla, alza le spalle, le labbra imbronciate come fiori.
"Guarda che i poeti pagano tutto" Federico sembra chiaroveggente, è chiaroveggente, forse perché la luna ora lo illumina da dentro, attraverso la pelle sottile piena di crepe e d'alabastro.
"Non hanno mai un soldo, i poeti: mangiano a scrocco, bevono a scrocco, scopano dove possono, rubano i vestiti e pure l'inchiostro": il ragazzo parla roco, e pianta la vanga davanti al piede destro.
"Su questo sono d'accordo: rubano tutto quanto. Rubano lune, melagrane, colombe, garze grigie, velluti verdi, dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole, pilastri di mogano che sorreggono cupole di smeraldi. Rubano rane, fiumi, costellazioni – Federico fa una pausa, come una pioggia di sabbia – angeli, cadaveri…".
"Anche lepri, e prati d'oro. Puttane, mari di conchiglie, fiori di papavero, persino. Ma tu – il ragazzo lo guarda, vede i buchi nelle guance, il colletto strappato, le labbra secche e spaccate – cosa ne sai?".
"Io vedo" dice semplicemente Federico.
"Cosa vedi?" fa il ragazzo, brusco. Un lampo ostile dalle iridi brune incrocia le ombre.
"Vedo vocali: A nera E bianca I rossa U verde O blu…" sogna Federico, lune e soli fanno giravolte nei suoi occhi, i girasoli si drizzano sullo stelo e prendono anche loro a vorticare, i fiori diurni sbocciano fuori tempo, i mari s'arrotolano in vortici, pergamene, sonetti sgorgano dalle ferite, come fragole.

Il ragazzo spalanca gli occhi, respira pesante. Il fiato disegna nuvole di vapore. Soli e lune si aprono e si chiudono, vertiginosi: passano stagioni, secoli, universi spuntano e tramontano e risorgono, l'erba cresce e muore e ridiventa verde, la notte si dirada, cambia e ritorna, e ancora.
Infine il ragazzo s'avvicina a Federico, sul bordo della fossa. Lo guarda fisso, la luna si rapprende nei suoi occhi, che diventano luccicanti, come lame, o denti. Solleva la vanga, colpisce Federico alla tempia, ch'era già rossa. Una, due volte. Un rumore d'osso è bianco come la luna. Federico sprofonda.
"Dormi, vola, riposa – urla il ragazzo – Anche il mare muore". Copre il corpo di Federico – che brilla come un lago di lucciole, come il frinire intermittente ed elettrico dei grilli – con vangate furiose di terra.

Quando tutto torna nero, il ragazzo si ferma. Col piede liscia la terra, si china e scrive col dito il suo nome: Arthur.
Poi scappa, gli occhi neri e i denti neri dentro la notte.


PS: postato su www.incontrimpossibili.com: ve lo consiglio caldamente.

INCONTRI IMPOSSIBILI dueultima modifica: 2005-01-04T13:42:26+01:00da manginobrioches
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13 pensieri su “INCONTRI IMPOSSIBILI due

  1. Molto bello Brioches e bentornata! Posso dire che mi sei mancata? Detto… Sto godendo gli ultimi scampoli di vacanza prima che ricominci la bolgia. Scrivo e cucino. Mi piace combinare le due cose: stasera per cena carciofi lessi, carpaccio e qualche pagina da imbrattare 🙂 Buona serata. Trespolo. PS: il link che hai messo mi porta… ad un sito inesistente 🙂

  2. Mi batto il petto e mi cospargo il capo di cenere: ho clamorosamente sbagliato il link (ma è corretto nella fila di link a destra dei testi)(e comunque, come è stato già citato, il link corretto è: http://www.incontrimpo ssibili.splinder .com), e Virgilio non mi consente le correzioni. Ormai – vi confesso – è guerra aperta tra me e lui: cerca di sabotarmi in tutti i modi, sommerge il mio blog di onde nere, mi nega l’accesso ai post, mi toglie il fondamentale diritto alla correzione e persino all’espunzione . La nostra storia, mi sa, è proprio finita. Ma come al solito, in questi casi io insisto. Si chiama “coazione a ripetere”. Sono proprio coatta. Abbiate pietà.

  3. Gustosissimo e pieno di spunti di riflesisone il tuo incontro impossibile, una volta alla radio (molti anni fa, quando si faceva radio di qualità) gli incontri impossibili erano un must per me, un po’ come le vite parallele di Plutarco o gli amori impossibili di gautier. Non so se ti può consolare, ma ho in mente un dialogo socratico tra il titolare dello stesso (ossia socrate) e il nostro virgilio, che si farà soffiare da pirandlelo il dialogo tipo simposio sui sei (ma anche dieci! abbondiamo) bloggers in cerca d’autore. Ti rkingrazio degli auguri che ricambio di cuore

  4. Che suggestione questo post:le ombre, la notte, la poesia…E l’impossibile. Ho letto anche il tuo autocommento. E’ stato sempre inutile cercare di farsi ascoltare e rispettare da Virgilio, ci ignora totalmente Tutto ciò che possiamo o non possiamo fare io temo sia dovuto solo al caso. “Lui” ormai è incapace di governare il suo stesso “gioco”. A me non permette di modificare niente, non mi lascia più postare nel box html e, se non lo prendo di sorpresa, mi impedisce forse anche di postare. Che fare? Di lui me ne frego, ma agli amici non vorrei rinunciare. Ciao, mia cara Anna, sono felice di averti rivista e ti auguro di ritrovare un po’ di serenità. Un bacio.

  5. Grazie della tua risposta, ci sto ancora lavorando (non voglio postare una cosa abborracciata), ma quando vedrai un post dal titolo Metablog 3 saprai che l’ho fatto. E farò fare una brutta figura al malvagio Virgilio (chissà cosa succederà adesso al mio blog!) Una buona giornata, sento che dopo ciò che ti è accaduto hai ritrovato il tuo humour, anche se quel genere dolore si può solo lasciar accantonare, ma resta lì ed è impossibile dimenticarlo, credo anche per un minuto…

  6. Nonostante il recente triste accadimento noto che la sua capacità di scrivere si conferma piena di bellezza, spessore, grazia e poesia. La ringrazio anche per il suo paniere di martedì. La sua originalità è pari alla simpatia. Le auguro un anno in discesa, col vento a favore. I miei saluti. Il Bloggologo.

  7. Brioches, non prendertela per Virgilio, sono nelle stesse condizioni da inizio anno e mi sa che… non siamo gli unici: ma si resiste 🙂 Adesso mi preparo la cena e poi vedo di completare il capodanno in compagnia della… dolce Irina. :-))) Buona serata. Trespolo.

  8. Ciao! Sono capitata per caso nel tuo blog e ho letto questo pezzo…Prosa poetica o poesia prosaica? Forse, una congiunzione perfetta tra le due: il cerchio che si chiude e raggiunge la compiutezza dell’Uno.
    Ti vorrei chiedere il permesso di pubblicare il racconto in un piccolo forum di amici, all’interno della sezione dedicata al Bello in tutte le sue forme, e di cui inserisco l’indirizzo: .

    Attendo fiduciosa una risposta…Complimenti!

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