IN CORSIA – 9

relazioni

Nel corridoio, diretta alla bocca di metallo d'un reparto, passa una barella, un lenzuolo verdechiaro sopra un corpo indistinto.
Milioni di fili invisibili legano quel corpo.
Milioni di fili invisibili legano tutti i corpi: i pazienti in attesa nel corridoio, quelli immobili nella valle del Vesuvio della corsia, i medici, gli inservienti che trascinano carrelli sul linoleum, i parenti nell'atrio, dietro mille porte, davanti agli ascensori, lungo i tunnel di vetrocemento.
Fili bianchi, turchini, violetti. Fili color porpora, ocra, granato. Fili neri di sostanza duttile.

Ci sono fili familiari: blu cobalto, oppure giallo limone, legano una sorella e un fratello senza parole, che stanno seduti vicino e masticano amaro. Non possono muoversi, senza sentire i fili tirare. Tirano verso il cancello serrato della Rianimazione, dove il padre giace, in un bozzolo di fili, dentro un sogno di metallo e pentotal.
Tirano, i fili, rossi come l'affetto o il sangue, neri come il malanimo, azzurri e necessari come certe giornate d'infanzia condivisa. Tirano i fratelli l'uno contro l'altra, e loro si guardano allarmati, e resistono, mentre altri fili – che sono pensieri grigi, fili interrotti di lampadine spente, anime di neon guasti, grovigli nelle centraline abbandonate, nodi di un fascio di fibre elettriche inservibili – fanno passare pulsazioni incerte, aritmie, vecchie incomprensioni.
Il padre si lamenta, i fili che lo collegano a cento apparecchi vibrano, color gomma, e i fratelli si sentono tirare, e riconoscono la mano del padre, la voce del padre, e si appiattiscono contro la spalliera, spaventati.

Il ritmo diseguale passa dal sangue del padre al loro sangue. Hanno paura, e la paura ha fili viola che li lega stretti, fa il giro della stanza, s'avvolge tre volte attorno al basamento della colonna, tenta d'entrare nella porta blindata del reparto, raggiungere il padre.
Ma anche lui è avvolto da fili viola cupo: escono dai suoi sogni, dalla camera verde dei farmaci, dai battiti bizzarri del cuore artificiale che gli arde nel petto, ansioso come un fiore tutto nuovo, troppo giovane, profumato di plastica e ingranaggi.
I fili viola si confondono, il padre nel sonno tira a sé i figli.

I figli sono ancora seduti, ore dopo, fuori dalla porta. Fili attorno agli occhi, al volto, alle mani distanti. Parlano, dalle loro bocche escono fili d'altri colori: di tutti, sono i soli fili che si riesce a vedere.

IN CORSIA – 9ultima modifica: 2004-12-03T23:06:26+01:00da manginobrioches
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6 pensieri su “IN CORSIA – 9

  1. Dài, farfalla, credo che tu abbia tutta la forza che serve per sbrogliare questi groviglio di fili che t’annodano l’anima. E non solo la tua. Ma soprattutto di quell’uomo che giace nella vacuità impotente del vostro sbalordito dolore. Io ti auguro con tutto il cuore che possa aggrapparti non ai fili, ma all’intelaiatu ra che imbastisce la grande rete dell’amore per sollevare il tuo papà stanco e ricondurlo piano piano alla vita. Ce la farai, ce la farete. Con l’amore che egli sente e che non potrà non continuare a ricambiare.
    Lo stesso amore che possiede la tua poesia che sgorgai come un’urgenza esistenziale, necessaria, insopprimibile. Dài farfalla, ce la farai anche questa volta. Ce la faremo. E sarà un’altra vita. Credimi.
    Ti abbraccio forte. Il tuo compagnoi di banco

  2. Bella la tua descrizione e il tuo vedere i fili che ci sono ma non appaiono, fili amici o estranei ma che comunque voglino tenere qualcuno aggrappato al cornicione dell’esistere, tirarlo fuori dal sogno di alluminio e pentotal, la tua corsia è familiare e riconoscibile per chi ci ha vissuto una sua angoscia… buon weekend a te e allo stretto

  3. A volte ci sentiamo così, burattini mossi dai fili delle nostre sensazioni, delle nostre paure. Ho provato a guradare con i tuoi occhi, a vedere i fili di ognuno di noi, ne è emerso un groviglio cosmico di un colore indefinito, forse di lontano, l’indifferenza non ha colore.

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