ELOGIO DEL FICO D’INDIA

fichi meditativi

Perché è un frutto impossibile: nessuno ci crederebbe.
Ha una buccia fatta di spini e centinaia di noccioli duri. E' selvatico, ostile, non chiede che d'essere lasciato in pace a prendersi i colori del sole, dallo zafferano al violetto a un bianco di pistacchio e guerra civile, al verde borraccia e limatura d'isola della sua pianta.

Lui sta lì, aggrappato in alto, gli occhi semichiusi nella vampa d'eterno mezzogiorno, sognando latitudini arancioni perfettamente asciutte, e intanto i succhi profondi della terra, che comunicano misteriosamente con le correnti sottomarine, i sali profondi, i bracieri del cuore del pianeta, si mescolano ribollendo e prendono la rincorsa verso l'alto, verso la morsa zuccherina che promette di sbocciare, estrema e incoronata di spine, sugli angoli imprecisati dell'isola.

Lui dirompe all'improvviso da una crepa del tetto, come una domanda verde che non si può eludere ma che non richiede risposta che non sia uno spinoso silenzio. Lui segna il dolente cammino delle trazzere, le stazioni della via crucis perenne che il sole e gli uomini compiono di secolo in secolo, da un capo all'altro della giornata, dell'isola, della storia.

Lui s'accorda spontaneamente alla frenesia intermittente delle cicale e persino alla mano di calce che il profondo silenzio di mezzogiorno stampa sulle cose.
Non s'esprime in odori o allettamenti, non cerca nient'altro che non sia il proprio sforzo interno, la camera segreta nella quale nutre i gialli zolfati, i porpora, gli smeraldini, i vinaccia.

Rifiuta il concime, perché tutto gli è concime: gli strati della terra seminati a sudore, le ossa, la polvere di città e nomi distrutti, le spighe dei remoti granai, il greco e poi il latino dei conquistatori, il bronzo vecchio delle monete col profilo dei tiranni, i carri degli dei, l'orlo di ruggine delle battaglie consumate, il grano saraceno, le bifore, il malocchio, i piedi di Cristo, le alghe e i relitti portati dalla corrente, la peste, la dottrina, i galeoni spagnoli, gli agrumi che ripetono il sole, il falcetto sofista, portella della ginestra, l'uva blu delle vigne, la fatica, due colpi di fucile nell'assordante rombo della canicola, gli scuri chiusi, i santi dagli occhi fosforescenti, i morti di pasta di mandorle, gli agnelli di pasta di mandorle, i morti agnelli che belano in tutti gli angoli dell'isola.
E' un frutto onnivoro, persistente, insondabile.

Se tu ci credi, e conosci l'arte dei tagli in croce, e non t'importa delle spine, e tolleri migliaia di noccioli impastati alla polpa di paradiso, allora la morderai tutta, la Sicilia.

ps: non me ne voglia Leonia, ma avevo voglia di fichi d'India.
ps: è tutto dedicato – spine e paradiso – a Davide.

ELOGIO DEL FICO D’INDIAultima modifica: 2004-10-20T10:36:19+02:00da manginobrioches
Reposta per primo quest’articolo

38 pensieri su “ELOGIO DEL FICO D’INDIA

  1. Bellissima immagine, stupenda miscela di colori…è la prima volta che ti leggo e sono rimasta affascinata. Mi ha attirato il titolo…una volta, tempo fa, mio marito mi ha regalato, per una qualche ricorrenza, un pupazzo, sul cui grembiulino bianco spiccava la scritta ” amare te è come mangiare un fico d’india con la buccia”….era un inno all’amore che mi portava e che mi porta…punta di sadismo????Ciao .

  2. anche se le spine si conficcano nelle dita, anche se l’arte del taglio a croce non è arte mia, anche se per morderlo tutto i semini si attaccano ai denti, rimane da sempre l’unico frutto capace di tentarmi oltre l’umana comprensione. Grazie per averne descritto l’emozione di una terra legata ad un gusto di vita.

  3. il ficodindia è un frutto pieno di metafore, è dolce e succoso ma spinoso e difficile da ottenere, necessaria una piccola violenza per accedere ai suoi favori, non mostra le sue grazie rinchiuso in una pudica copertura…epp oi è regalo dell’estate, ricco di sole e di dolcezza…ciao ,antonio

  4. da Silvio a S.Marina Salina- la mejo granita di fichi d’india (eddai che poi ce ne facciamo offrire). Da piccola ne tirai giù uno convinta che le spine, di cui avevo pure sentito dire, fossero lunghe e visibili. Toh, questo non ha le spine. Ci vollero un paio d’ore di pinzette, aghi, e lacrime. D’allora li trattai con più circospezione e rispetto, e me li faccio sbucciare, grazie.

  5. Ho assaporato questo tuo frutto, come se fosse un boccone di stelle. E subito la notte delle tue parole ha spalancato voragini nel palato della mia anima. La tua profondità speculativa mi fa venire i brividi: mi pare di nuotare sul fondo ghiacciato di un oceano armato di pesci. Allora, interviene il calore accogliente delle tue affabulazioni: No, non tremare più, mio piccolo lettore – sembrano dirmi i tuoi sortilegi narrativi – ci pensiamo noi a proteggerti. E come una coperta fatta di canzoni, stendi sulle mie misere fughe e le mie scolorite timidezze, la vernice lirica, l’onda variopinta delle tue nuove impossibili altezze… (Davide. Tuo. E per favore, non lasciarmi mai più nell’ombra)

  6. Storia, passato, mito ed eternità!(…ps : sai che non ne ho mai assaggiato uno? imperdonabile!. ..già segnato sulla lista della spesa…ci mettono pure le istruzioni quando li vendono?:-) Un abbraccio senza spine e mille sapori, quelli che si leggono da te!

  7. HERO:tu non credi nei cinesi volanti, loro forse non credono in biancaneve o in babbo natale o nella fatina dei denti o in re artù….stringi stringi si tratta solo di diversi modi di raccontare, che nascono dalle proprie origini, dalle proprie culture, e che di certo hanno un maggiore significato per chi ne fa parte che non per noi. non per questo sono migliori o peggiori, non per questo per forza stupide, non per questo semplicemente cretine. Non bisogna pensare che la storia appartenga a noi, e che di conseguenza noi si abbia il diritto di giudicarla per come è narrata…ogni storia prende vita dalle origini di chi la crea, ed è sarebbe nostro buon senso il prenderla per come ci viene data, non cercando di accomodarla al nostor gusto ma cercando di comprenderla per ciò che dice, e riflettendo e imparando a conoscere i modi in cui questo qualcosa viene detto. mi spiego? Ti dirò che in effetti di Hero mi aveva convinto il nome del regista, che girò ai suoi tempi quel gran film che è Lanterne Rosse….quando un regista è bravo, anche se fa vedere cinesi che volano lo farà in un modo che non potremo non apprezzare, ho pensato…e così è stato. IL film è intelligente, dà da riflettere, è serio, è complesso, visivamente è molto interessante, la storia è efficace,con scene concepite come se fossero quadri…insomm a non delude. Ma io non sono qui per difendere il film, che in fin dei conti può piacere o non piacere. Vorrei solo far presente che andare a vedere Hero è come essere invitati a mangiare a casa di una famiglia che non si conosce, e che magari ha usi diversi dai nostri che possono da principio lasciarci perplessi. non per questo questi modi di fare devono per forza essere negativi! ci si va, si accetta quello che ci viene dato, e si rispetta il loro modo di essere. e magari bisogfna anche sforzarsi un poco per capire, ma non è meglio che starsene seduti senza capire un acca? fare come quei spettatori che entrano, vedono un film ed escono come se non avessero visto assolutamente nulla? senza che ciò che hanon visto abbia lasciato in loro una benchè minima traccia? (ho sentito un tipo commentare che lui di solito dopo 10 minuti di film dorme. bravo! e lo dici pure? ma non ti rendi conto di quanto sei pietoso? perchè recentemente ci si fa un vanto di essere stupidi?) chissà, ci si potrebbe trovare davanti a piacevoli sorprese! Rispettiamo le Storie!

  8. tu non parlavi seriamente, ma io si. che poi tu sia parte in causa nella discussione è puramente realtivo e in fin dei conti poco determinante: tramite te io parlavo di “quelli che”. e riflettevo sul metodo corretto di vedere una storia, come ogni buon specchio dovrebbe fare. ti gatto.

  9. primeggiare nell’arte della katana è solo una delle mie innumerevoli caratteristiche . Daltronde, come buoi ben immaginare, la katana simboleggia il presente, così come il pomodoro simboleggia il passato. Del resto chi piuò dire che una diotria in più o in meno non avrebbero potuto cambiare il corso della storia? Ah, ecco l’importanza della negazione probabilistica, che unita alla recente teoria del caos fa di noi quelle sferette ruzzolanti che in realtà per molti già siamo! Il mondo muterà incredibilement e verso la fine del 2012. Chi siamo noi per dirgli di no?

  10. NOTE A MARGINE Considerazioni sparse su epicentri e periferie letterarie Presentazione del primo numero della rivista “MARGINI” Giovedì 28 ottobre, alle 17.30, al Kalhesa (al Foro Italico, che si chiama Foro Umberto I, n.21) Intervengono: Beatrice Agnello, Marcello Benfante, Gian Mauro Costa, Beatrice Monroy (che firmano la rivista), Amelia Crisantino, Matteo Di Gesù, Luisa Stella. ciao,antonio

  11. Affascinante, intrigante e con aureola magica….non conoscevo proprio questo blog, lo sto scorrendo in lungo e in largo da dieci minuti! Figure femminili, così care e legate a tempi e luoghi, questo mi ha colpito nell’intervist a e subito andata a viosionare. Sono ancora immersa nella lettura ma grazie mille per avermi contattato, avrei perso una bellissima occasione!!

  12. Non so immaginare perchè passando a sbocconcellare parole balsamiche
    questa volta io voglia versarne una goccia dalla mia borraccia.
    Le risposte però non sono le sole a contare. E così: soltanto, ben fatto Molly l’antica, c’è forza dentro ogni buio rischiarato, e vedo che lo sai.
    Solca la terra delle pagine col solito buonamore.
    Un abbraccio pieno di vecchie mosche.
    W.

  13. Ti ho trovata fra le parole di tiscali e in te ho trovato la forza calda della terra bruciata dal sole e di un dolore antico che sono le donne portano dentro. Mi avrai fra i tuoi devoti lettori, un grazie a chi ha fatto in modo di farmi conoscere i tuoi post.

  14. Una splendida monografia …. soprattutto nel richiamo ai vari post tramite link ….
    Manginobrioches devo dire che è una vera artista …. ha una facilità nel descrivere le situazioni ed i personaggi dei suoi racconti molto al di sopra della media …. “perchè tutte le sue parole fanno odore di qualcosa” prendendo in prestito una splendida espressione del suo primo post …. Innegabilmente una presenza di notevole spessore letterario ….
    Complimenti a lei …. e complimenti alla redazione per l’ottima scelta …..
    Flavio

  15. brava brava brava, ti ho letta per due giorni e penso tu sia molto ma molto “costretta” in un blog. Ti ho trovata su tiscali in una monografia e devo dire che i tuoi racconti mi hanno presa il cuore, Carmosina e gli angeli e la morte va ai funerali sono splendidi. complimenti

Lascia un commento