IN CORSIA – 5


La madre ha cinquecento anni. E’ in quel letto da tanto tempo che l’erba le è cresciuta addosso come su una collina, e radi fiori gialli agitano le corolle nella brezza salina che entra dalla finestra. Anche la figlia sembra di pietra, immobile come un masso posato da dio in uno spazio che gl’appariva vuoto.

Sta pensando quale sia il tempo d’un mal di testa, d’una canzone, d’un gelato alla fragola con la panna. Il tempo d’un mutuo, d’un anno intero di liceo, d’un mese di vacanze. Un tempo interminabile.



Una volta loro due, madre e figlia, condividevano quel tempo immenso. Facevano diete di una settimana, addirittura.

Progettavano pietanze, facevano golfini. Litigavano, persino, e si tenevano il muso per tre giorni. Tre giorni.

Poi la figlia scriveva taccuini fitti fitti, pieni di querimonie, di liste di rancori, che erano interminabili anche quelli, perché loro due, madre e figlia, erano immortali, come tutto il mondo.



E invece l’eternità è rapida e tagliente. La madre si volta, la montagna crolla, l’erba appassisce ed è già tutto finito.

IN CORSIA – 5ultima modifica: 2004-09-01T19:52:25+02:00da manginobrioches
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8 pensieri su “IN CORSIA – 5

  1. Ma la madre e la figlia sono immortali, non moriranno mai, ferme sui gradini del tempo stanno solo aspettando che il tempo dichiari pubblicamente che con loro due non c’è proprio niente da fare, perché essere non significa essere stati, ma semplicemente essere. E tu e lei – figlia e madre – non dovrete far altro che restare per sempre così, per voi e per noi che leggiamo di voi. (il colonnello che ti vuole un otto coricato di bene)

  2. l’eternità che dura un attimo sa d’umiliazione e scherno per l’uomo, un affronto alla sue pretese logiche che vorrebbero l’eternità eterna. invece l’attimo che dura un’eternità lo può ripagare però d’ogni sua misera finitezza. nel finire, nell’appassire , non c’è nulla d’umiliante. se dietro non c’è terra bruciata. un abbraccio, brioches.

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