IL RASOIO DI OCCAM E LORENA BOBBIT (ultima parte)

Rimuginai sulla cosa facendo a pezzi, senza pensarci, l’abito che lui aveva al nostro matrimonio: un PalZileri classico, grigio appena animato da una venatura magenta scuro, o porpora. Era sangue, ma io allora non lo sapevo. Come tutti, ero rimasta abbagliata dalla cravatta: “Gerusalemme di notte”, si intitolava. Sì, perché Fornasetti metteva i titoli alle cravatte. Che poi quello era uno dei motivi – uno dei più importanti, intendo – per cui avevo sposato Lord Byron: lui era uno di quelli che mettono i titoli alle cose.

Sarebbe stato un bel titolo, per il mio matrimonio: “Gerusalemme di notte”. Nemmeno il muro del pianto si sarebbe visto, da lì.



In effetti, devo ammettere, fu un bel matrimonio, con la zia vergine svenuta agli antipasti, mia cognata vestita da cardinale (Biffi, non Claudia), il mio testimone – assente – che mandò un certificato di giustificazione, il bouquet regalato al cameriere senegalese, un idolo pagano di bronzo che entrò nei miei sogni (tecnicamente, feci l’amore SOLO con lui, quella notte). C’è ancora gente che ricorda il mio matrimonio. D’altronde, a parte il vestito e il marito, riconosco che era perfetto.

Sospirai, pensando ad Alexandra, e alle nostre orribili perfezioni.

Intanto, al Cairo, Lord Byron sedeva a terra in un tugurio che puzzava di nafta e di cammello, con clarabella intenta ad assorbire il colore locale e un bicchiere di thé alla menta e larve di mosca in mano. Ogni tanto, sentiva fitte intercostali che gli strappavano piccoli gemiti. Sembrava quasi l’architetto.



Insomma, Alexandra era messa persino peggio di me: lui, il fedifrago, non aveva lasciato nulla a lei, ma nemmeno al bambino. Credeva che non fosse figlio suo.

Mi agitai sul mio mucchio di selvaggina in frescodilana, e continuai a leggere. La luna si specchiava sulle mie forbici quando arrivai al punto.



In una paginetta rivelatoria, la mamma di Alexandra rammentò alla figlia – che, incredula, cercava di esercitare la millenaria, femminile arte di camuffare la realtà (ma dove ho sbagliato? forse dovevo essere migliore? ma forse le cose non sono proprio così… forse lui aveva solo bisogno di riflettere, forse è lei, lei, che non gli dava requie… forse lo lasciavo troppo da solo, forse…) – la Regola Della Parsimonia, ovvero il rasoio di Occam. Sorrisi, pensando al potere delle lame.



“Entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem”: le cose non sono da moltiplicarsi senza ragione. Ovvero, non lambiccatevi, solo per non far crollare il muro, dilagare il Vajont, inabissare Atlantide. La spiegazione più semplice è sempre quella giusta. Lui era uno stronzo.



Di fronte a tanta semplicità, persino io sospirai di sollievo. Diedi un ultimo colpo di forbici e l’abito cadde come Gerusalemme. Alexandra, la mente limpida come un dito di vodka, sospirò come me, e diede fuoco al cottage. In Egitto, Lord Byron ebbe un fugace momento di quiete, che attribuì, nell’ordine, al cognac, al Neocid e alla dedizione orale di clarabella. L’ultima stoffa, tra noi, era caduta.

Ora so cosa passò nella mente di quell’altra sorella – io, Alexandra, Lorena: l’internazionale di Occam – nella notte in cui impugnò decisa il rasoio.



“Usa il rasoio, e saprai che la verità è semplice. Come la giustizia” dichiarò la signora Bobbit al mondo intero.



Io, ero d’accordo.

IL RASOIO DI OCCAM E LORENA BOBBIT (ultima parte)ultima modifica: 2003-11-08T02:35:52+01:00da manginobrioches
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24 pensieri su “IL RASOIO DI OCCAM E LORENA BOBBIT (ultima parte)

  1. Buongiorno amica…la gatta che partorisce gli stronzi vigliacchi è sempre incinta…r…a vrei una gran voglia di una brioche calda di burro fuso e all’ profumo di vaniglia, ma niente marmellata, mi raccomando, forse se insisti gradirei un po di crema dentro, chantilly magari che quando l’addento avida quella schizzi mormida in bocca e appaghi la mia libido….ehilà ….anche le brioche possono essere erotiche…e tu lo sapevi e per questo le offri calde e fumanti appena sfornate….un abbraccio e buona giornata

  2. Filologos… grazie per la difesa d’ufficio dal deficiente (etimologico omologato) anonimo… ci sono piselli che non vale nemmeno la pena di recidere: non sprecherei mai per lui il filo del mio rasoio… con tutti gli enti che ci sono da sfoltire, non mi occupo pure di defici-enti… Riparleremo di geni e ottomani (caspita, una parola così bella, così adatta ai film di Totò, e così deludente sul piano etimologico), intanto una brioche calda per te e il tuo week-end

  3. Azz, brioches che culo che hai avuto ad incontrarlo. E poi dicono che non si deve essere invidiose. E lo hai pure baciato…. non ho parole. Bene per farti schiattare di invidia ti dirò che io ho baciato Adriano Pappalardo sudatissimo mentre gli scoppiava una vena nello sforzo di gridare: Ricominciamoooo o

  4. Ehm io risulterò come anonima…Ma non lo sono..:P Sono la nipote di Ockam (sì, proprio quello del rasoio ghghgh) anche se adesso ha una razza nuova e si fa chiamare in un altro modo..;) cmq bella storia, se è tutta vera (come ritengo) ancora meglio…Vorrei sapere il seguito però..:D hai mai pensato di metterla in forma di romanzo? Potresti cominciare raccontando questa storia e intitolarlo “dalla fine, l’inizio”…D irei che questo è proprio un buon inizio..;)
    Saluti e Auguri

  5. meno male, contavo molto nella trilogia di occam, stamattina. preferisco la sferruzzata al guardaroba piuttosto che ai gioielli di famiglia. quindi viva mangino brioches, abbasso la bobbit (autodifesa maschile). comunque se solo ti è venuto in mente ponge a leggermi, non stai ancora bene. ti ringrazio e mi ritiro. (ilbalconcino)

  6. oh oh… qui mi si fanno domande, come se io ne sapessi davvero qualcosa: le forbici danno soddisfazione, ma nulla taglia davvero il dolore, o la memoria, la sua dannata complice… quindi, setteparole, siamo sempre lì a non sapere un cappero, e tentare le parole per dirlo, e poi le parole per scordarlo, o raccontarlo quando è una maniera per scordarlo…

  7. vanessa, la vita è un maledetto rasoio, anche se sembra falsamente accumulare… in realtà non fa che togliere… è “arte per via di levare”, insomma… e non si è mai abbastanza cinici, né abbastanza mostri… c’è sempre qualcuno che ci batte…e ci abbatte, pure…

  8. Ciao, è fresco Io lavoro per voi appena trovato il nostro sito fresco si vede al lavoro … manginobrioches.myblog.it Per la prima volta pubblicare un libro sulla guarigione di una malattia degenerativa del disco , e quasi tutte le malattie della colonna vertebrale con un sistema unico di ASTREYA .rnSe si dispone : un mal di schiena o mal di collo o mal di schiena o mal di schiena lì, visitate il nostro sito dedicato al trattamento della malattia degenerativa del discotrattamento dell’osteoartrosi del collo dell’utero
    Eppure esiste un pianorntrattamento della malattia degenerativa del disco ( e molto altro ancora ) utilizzando il ASTREYA tecnica. trattamento di osteocondrosi lombare
    Buona fortuna !

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