08/01/2005
ATTENZIO' ANNUNCIAZIO'
Udite Udite, la brioche con tutti i suoi ammennicoli ha chiesto asilo politico e poetico a splinder. La potete trovare d'ora in poi - uova, crosta e mollica - a questo indirizzo:<A href=http://manginobrioches.splind er.com Target="new window">Virgilio</A> .
Lo linko pure a lato, non si sa mai...
23:03
Scritto da : manginobrioches
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04/01/2005
INCONTRI IMPOSSIBILI due
E' un cimitero, di notte. Una luna sbieca e pallida confonde le ombre, allunga a dismisura le braccia secolari degli alberi, si tuffa senza ritorno nelle pozzanghere, tra la terra smossa. Le foglie fanno rumore di torrente, di rovina, d'anime in pena: l'odore umido stilla lentamente fra i tronchi, i fili d'erba, i cancelli rugginosi.
Un giovane viene dal sentiero, in mano una vanga. E' un tombarolo e un ladro. E' un delinquente, uno spergiuro, un baro. Era altre cose ancora - studente, letterato, bevitore, figlio, amante, traditore. Adesso ha una vanga, e molto bisogno di denaro.
Il giovane libera con un gesto la fronte dai capelli - che sono folti e impazienti - e scava in una tomba fresca, cosparsa di rose scarlatte, sotto una croce di ferro battuto.
Mentre lui scava, il cimitero trattiene il fiato: solo il gufo ripete sette volte una sua domanda, che si propaga in cerchi d'alluminio sotto la luna.
Il giovane scava, frettoloso, i gesti secchi e maledizioni frantumate fra i denti, che sono cariati e scuri, e risaltano nel volto bianco come una goccia di pece su un giglio chiuso.
Di colpo, da una fossa accanto si alza qualcosa.
E' una sagoma d'uomo, impastata di terra: pallido sotto la pelle bruna e già disfatta, andaluso e vagamente glorioso, con un fiore di sangue alla tempia. Si drizza malamente, si muove a scatti, disabituato al fluire della vita.
"Chi sei, tu?" gli grida il giovane, stringendo la vanga.
"Federico" risponde l'uomo, la voce impastata di terra.
"Che vuoi da me?" la voce del giovane è un latrato.
"Da te? Niente" risponde Federico, una stanchezza lentissima fra le sillabe. Fa un cenno vago verso l'alto, verso il chiarore diffuso in cui si è sciolta la luna: "Lei, mi ha chiamato".
Il giovane storce la bocca: "La luna, gli alberi, le foglie... roba da femmine".
"Roba da poeti" dice Federico, una luce che riverbera dalla guancia lisa.
"Femmine" sillaba il ragazzo, il disprezzo come una serpe sulla bella bocca rossa.
"Tu ne hai mai conosciuti, poeti?": la voce di Federico è una lucertola viva, s'infila verde tra le foglie e il fango.
"Un poeta, una volta, m'ha sparato" dice il ragazzo, e fa frusciare la esse.
"Non t'ha ammazzato, però. Forse è morto lui". Federico parla con sicurezza, e il giovane non obietta nulla, alza le spalle, le labbra imbronciate come fiori.
"Guarda che i poeti pagano tutto" Federico sembra chiaroveggente, è chiaroveggente, forse perché la luna ora lo illumina da dentro, attraverso la pelle sottile piena di crepe e d'alabastro.
"Non hanno mai un soldo, i poeti: mangiano a scrocco, bevono a scrocco, scopano dove possono, rubano i vestiti e pure l'inchiostro": il ragazzo parla roco, e pianta la vanga davanti al piede destro.
"Su questo sono d'accordo: rubano tutto quanto. Rubano lune, melagrane, colombe, garze grigie, velluti verdi, dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole, pilastri di mogano che sorreggono cupole di smeraldi. Rubano rane, fiumi, costellazioni - Federico fa una pausa, come una pioggia di sabbia - angeli, cadaveri...".
"Anche lepri, e prati d'oro. Puttane, mari di conchiglie, fiori di papavero, persino. Ma tu - il ragazzo lo guarda, vede i buchi nelle guance, il colletto strappato, le labbra secche e spaccate - cosa ne sai?".
"Io vedo" dice semplicemente Federico.
"Cosa vedi?" fa il ragazzo, brusco. Un lampo ostile dalle iridi brune incrocia le ombre.
"Vedo vocali: A nera E bianca I rossa U verde O blu..." sogna Federico, lune e soli fanno giravolte nei suoi occhi, i girasoli si drizzano sullo stelo e prendono anche loro a vorticare, i fiori diurni sbocciano fuori tempo, i mari s'arrotolano in vortici, pergamene, sonetti sgorgano dalle ferite, come fragole.
Il ragazzo spalanca gli occhi, respira pesante. Il fiato disegna nuvole di vapore. Soli e lune si aprono e si chiudono, vertiginosi: passano stagioni, secoli, universi spuntano e tramontano e risorgono, l'erba cresce e muore e ridiventa verde, la notte si dirada, cambia e ritorna, e ancora.
Infine il ragazzo s'avvicina a Federico, sul bordo della fossa. Lo guarda fisso, la luna si rapprende nei suoi occhi, che diventano luccicanti, come lame, o denti. Solleva la vanga, colpisce Federico alla tempia, ch'era già rossa. Una, due volte. Un rumore d'osso è bianco come la luna. Federico sprofonda.
"Dormi, vola, riposa - urla il ragazzo - Anche il mare muore". Copre il corpo di Federico - che brilla come un lago di lucciole, come il frinire intermittente ed elettrico dei grilli - con vangate furiose di terra.
Quando tutto torna nero, il ragazzo si ferma. Col piede liscia la terra, si china e scrive col dito il suo nome: Arthur.
Poi scappa, gli occhi neri e i denti neri dentro la notte.
PS: postato su www.incontrimpossibili.com: ve lo consiglio caldamente.
13:42
Scritto da : manginobrioches
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27/12/2004
REGALI IMMAGINARI

C'è un Natale immaginario, che viene prima e dopo il Natale. E' quello che vorremmo o avremmo voluto, che potevamo, che saremmo riusciti a.
Si accoda agli altri Natali: il Natale malgrado, il Natale tuttavia, il Natale eccome, il Natale eppure, il Natale accidenti sì, il Natale certamente, il Natale quandomai, il Natale assolutamente no, il Natale vabbé.
E ci sono regali immaginari, buoni per ogni Natale:
una mappa dei fulmini, per sapere dove cadrà il prossimo;
una stella marina viva;
una lettera che non avevamo visto, ma c'era;
un pupazzo di neve sulla spiaggia;
l'anello dell'invisibilità;
un asso di cuori che batte;
un arcobaleno parallelo;
una goccia di sangue;
un coltello per tagliare il dolore;
l'elenco delle strade di Roma;
una catasta di regole e un cerino;
i ricordi dispari;
un fantasma;
pesci rossi che nuotano nell'aria;
una rosa grande così;
essere invulnerabili, come da bambini;
la penna magica;
un uovo di tigre;
la colomba che torna con una matita nel becco;
un prato di papaveri e bucaneve;
la voce di chi non parla più.
ps: questo è il secondo tentativo. l'altro è uscito nero su sfondo nero, malgrado ogni sforzo. lo considero un omaggio a un Natale nero su sfondo nero.
14:59
Scritto da : manginobrioches
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